SINTONIZZAZIONE EMOTIVA E RISONANZA MENTALE

Quando si parla di Intersoggettività, si parla anche di sintonizzazione emotiva, ovvero come lo stato d’animo di una persona influenza quello di un’altra.

La sintonizzazione emotiva avviene fin da bambini negli scambi con la madre o con coloro che si prendono cura di loro (Inzani et al., 2004). Il mimetismo affettivo ha un ruolo dominante nella relazione di attaccamento poichè l’immediatezza della risposta emotiva facilita la relazione con la madre e rende possibile la precoce attivazione di sistemi affettivi complessi (Stern, 1985). Quando la disposizione innata del bambino a condividere di riflesso gli stati emotivi si sincronizza con la stessa attitudine della madre si assiste allo sviluppo di una base sicura. Il bambino ha fin da subito la capacità di cogliere le emozioni altrui e di sintonizzarvici: ad esempio reagisce al pianto di un altro bambino piangendo a sua volta (Inzani et al., 2004).

La scoperta dei neuroni specchio ha messo in evidenza un sistema fisiologico capace di spiegare alcuni aspetti della nostra capacità di entrare in relazione con gli altri, come comprendere il significato delle loro azioni, imitarle, capirne le intenzioni. Grazie ad essi l’osservazione di un’azione induce nell’osservatore l’attivazione dello stesso circuito nervoso che ne controlla l’esecuzione, inducendo un’automatica simulazione dell’azione stessa. Si pensa che la condivisione di sistemi specchio sia alla base dell’intersoggettività poichè si condividono sistemi funzionali attivati e integrati relativi a percezioni, azioni ed emozioni (Menoni, Iannelli, 2011).

Secondo Traverthen (1993) la sintonizzazione avviene al di fuori di qualsiasi consapevolezza e quasi automaticamente, mentre l’empatia necessita della mediazione dei processi cognitivi.

La sequenza è quella di una condivisione dell’intenzionalità in cui abbiamo: gesto, affettività, intenzioni, intenzioni delle motivazioni.

Schore (2009) parla di regolazione interattiva ovvero l’abilità di regolare flessibilmente stati emozionali psicobiologici con gli altri esseri umani in contesti di interconnessione e di autoregolazione che si verifica al di là della presenza di altre persone in contesti autonomi.

Siegel (2001) parla di processo di integrazione, ovvero di quell’oscillazione continua tra il tentativo di stabilire coesione e coerenza e il tentativo di massimizzare la complessità. In questo modello biopsicosociale gioca un ruolo fondamentale la “risonanza mentale“, ovvero solo attraverso una comunicazione cooperativa ed una sintonizzazione emotiva con l’altro, si stabilisce un contatto profondo che permette alla mente di crescere e svilupparsi, potenziando al massimo le proprie risorse, in quanto a livello neurobiologico esiste una tendenza naturale del cervello a funzionare in stretta correlazione con il cervello degli altri individui, avvertito a livello soggettivo come senso di spontaneità nella relazione e sensazione di profondo coinvolgimento nel legame che apre la strada ad un generale senso di vitalità e creatività. Questo avviene perchè nella ricerca di soluzioni ai normali problemi della vita quotidiana si può accedere alla ricchezza di esperienze non solo personali ma anche degli individui con cui si è entrati in profonda relazione. Queste esperienze di risonanza mentale, che corrispondono a veri e propri stati di connessione fra le menti degli individui possono crearsi nell’ambito di vari tipi di relazioni emotive: coniugi, amici, colleghi, genitori e figli,  insegnanti e allievi, paziente/terapeuta. Questo flusso di comunicazioni collaborative si muove in apertura, ovvero in maniera equilibrata fra continuità, familiarità e prevedibilità da un lato e flessibilità, novità e incertezza dall’altro. Le comunicazioni che si stabiliscono fra gli individui non sono basate su uno scambio di segnali che si rispecchiano esattamente, ma su processi in continua evoluzione, che permettono al sistema formato dalle due menti di muoversi verso stati di coerenza e complessità che il singolo, da solo non sarebbe in grado di raggiungere.

  

 

  • Inzani, L., Cazzaniga, I., Martelli, D., Salina, P.R. (2004). Il contagio emotivo: quando le emozioni “passano” tra le persone. Rivista di Studi Rogersiani. Retrieved il 14/12/2011 da acp-italia Database.
  • Stern, D.N. (1985). Il mondo interpersonale del bambino. Tornio: Boringheri.
  • Menoni, E., Iannelli, K. (2011). Modelli psicoterapeutici integrativi e neuroscienze. In  Petrini, P., Zucconi, A. (Eds.). Psicoterapia e neuroscienze (pp. 171-208). Roma: Alpes.
  • Schore, A.N. (2009). Right Brain Affect Regulation: An Essential Mechanism of Development, Trauma, Dissociation, and Psychotherapy. In Fosha, D., Siegel, D.J., Solomon, M.F. (2009). The Healing Power of Emotion: Affective Neuroscience, Development & Clinical Practice. New York: Norton.
  • Siegel, S. (2001). La mente relazionale. Milano: Raffaello Cortina Editore.
  • Trevarthen, C. (1993). Le emozioni nell’infanzia: regolatrici del controllo e delle relazioni interpersonali. Tr. It. In Riva Crugnola, C. (1993). Lo sviluppo affettivo del bambino. Milano: Cortina.

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