MINDFULNESS, ATTENZIONE E CONSAPEVOLEZZA

Il concetto di mindfulness pone le sue radici nelle attività fondamentali della coscienza: attenzione e consapevolezza

La consapevolezza è la registrazione cosciente degli stimoli afferenti dai 5 sensi e dal senso cinestetico e di tutte le attività della mente.

L’attenzione si manifesta, quando uno stimolo è sufficientemente forte, come un primo “avviso di prendere nota” di ciò che accade e “volgersi verso” l’oggetto (Nyaniponika, 1973).

Queste caratteristiche della coscienza sono fondamentali per la qualità dell’esperienza e delle azioni.

Gli oggetti che colpiscono i nostri sensi sono tenuti solo brevemente nel nostro spam attentivo prima che le reazioni emotive e cognitive si presentIno. Queste rapide reazioni percettive hanno molta rilevanza per l’esperienza soggettiva che facciamo del mondo.

Lo stimolo viene valutato in maniera molto grossolana come buono, cattivo o neutrale, in seguito è condizionato dalle passate esperienze per via associativa (esposizione a stimoli simili in passato) e solo successivamente è assimilato dentro schemi cognitivi esistenti. La conseguenza di questi processi è che concetti, idee, giudizi sono formati automaticamente su ogni cosa che incontriamo.

Gli schemi cognitivi, le credenze, le opinioni da una parte modulano le nostre percezioni con lo scopo adattivo di mantenere ordine e dare coerenza al sé dall’altra conservano il rischio di  fornire quadri della realtà superficiali, incompleti o distorti.

La midfulness invece implica uno stato della mente ricettivo che è un modo in cui l’attenzione registra “a nudo” i fatti osservati che significa concentrare l’attenzione, momento per momento, esattamente su ciò che si sta sperimentando. Se utilizzate in modo da prolungare il contatto con il mondo, le capacità di consapevolezza e di attenzione permettono alla persona di essere presente alla realtà piuttosto che reagire ad essa o processarla attraverso filtri concettuali (uscire dall’automatico).

In questo modo pensieri, immagini, emozioni, impulsi ad agire possono essere osservati come flusso continuo di coscienza.

Il contatto immediato e diretto con gli eventi che accadono, tramite attenzione e consapevolezza, senza la sovrapposizione di discriminazioni del pensiero categoriale e abituale, fanno sì che la coscienza si presenti in maniera più chiara, fresca e flessibile rendendo la persona maggiormente informata e consapevole delle proprie risposte.

Mindfulness denota quindi la capacità di essere consapevole di eventi esteri ed interni come fenomeni “piuttosto che come oggetti di un mondo concettualmente costruito” (Olendzki, 2005, p. 253).

Quando il pensare in automatico domina il nostro senso soggettivo del mondo, la vita diventa ripetitiva e noiosa, anzichè fare esperienza con un senso emergente di novità e scoperta. Vivere in automatico, senza attenzione e consapevolezza, ci espone anche al rischio di reagire alle situazioni senza riflettere sulle varie possibilità di risposta che abbiamo a disposizione. Il risultato è che spesso reagiamo in modo automatico, come per riflesso, e queste nostre reazioni danno vita a riflessi simili nelle altre persone.

Per alcune persone questo “vivere in automatico” è un modo routinario di vivere. Se la nostra attenzione è diretta a qualcosa di diverso rispetto a quello che stiamo facendo per la maggior parte del tempo, allora finiamo per sentirci vuoti e intorpiditi.

Per “uscire dall’automatico” si intende diventare consapevoli delle sensazioni, delle emozioni e dei  pensieri che continuamente si presentano alla nostra mente. La consapevolezza permette di accorgersi dei comportamenti e delle risposte abituali ed eventualmente scegliere di modificarli

La mente non è mai “vuota”. Piena di immagini e pensieri, sentimenti e percezioni continuamente generati (in automatico), la mente è in attività incessante. La mente è un’ape occupata che svolazza attorno al suo alveare neurale. Quando nelle pratiche meditative o mindfull si affronta il silenzio, spesso si pensa che le nostre menti saranno subito vuote solo per scoprire che è vero l’opposto. La mente ha una natura temporanea e sempre mutevole e la consapevolezza stessa muta di momento in momento.

Accrescere l’acuità della nostra consapevolezza e tirarci fuori dai nostri automatismi, porta a far sì che la nostra vita sia più ricca e più presente nel momento, nel “qui e ora”. Spesso lasciandoci immergere nel “flusso” delle sensazioni di un’esperienza o di un pensiero, possiamo perdere noi stessi facendoci portare via e noi ci perdiamo nell’automaticità del flusso. Spesso la vita porta dolore e con un grado di consapevolezza maggiore, guardando ad esso in maniera accettante, non giudicante, riconoscendone la natura transitoria, e rimanendo nel momento presente, si crea una nuova possibilità di riformulare la sofferenza non evitando l’esperienza sensoriale.

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